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ALESSIO

La Ciclopista del Sole... al tramonto
23/02/2011 11:12:17
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Escludendo il tratto dal Brennero al Lago di Garda, 250 chilometri su 3000, la famigerata ciclopista del sole esiste solo sulla carta. Non aspettarti una pista ciclabile attrezzata ed a traffico limitato modello nord Europa. Con questo non voglio sminuirla, i posti attraversati sono di grande rilevanza turistica ma, oggettivamente, la nostra penisola è bella tutta, e non basta che una strada attraversi dei bei posti per promuoverla a ciclopista. Una ciclopista è una strada per ciclisti attrezzata e sicura su due sensi di marcia, e da questo punto di vista la ciclopista del sole è un ologramma, non esiste. In Germania dal 2002 al 2006 sono stati stanziati 100 milioni di euro per realizzare e manutenere piste ciclabili lungo le autostrade federali. Dal 2007 si è deciso di investire 80 milioni di euro l’anno. Dal 2002 al 2006 l’Italia ha investito 5 milioni di euro, pochissimi, e per di più non si capisce che fine abbiano fatto. La Spagna con gli stessi soldi ha trasformato 1.600 chilometri di ferrovie abbandonate in Vias Verdes, cioè percorsi riservati a biciclette, pedoni e cavalli. In Italia la Fiab ha individuato dal 1996 la ciclopista del sole, 3000 chilometri per spostarsi in bici dal Brennero alla Sicilia, che andrebbero evidenziati con apposita segnaletica sul territorio, ma solo la casa editrice Ediciclo è stata sensibile all’iniziativa pubblicando le mappe di alcuni tratti. Sempre in Italia, secondo i calcoli di Legambiente, ci sono complessivamente 2.413 chilometri di percorsi per le biciclette. Solo a Monaco di Baviera, che ha lo stesso numero di abitanti di Milano, ne esistono 1200. C’è poco da stare allegri, la crisi per noi ciclisti non è una novità, c’è sempre stata, i tempi delle vacche grasse non sono mai esistiti, noi ciclisti italiani contiamo poco da vivi e niente da morti ed è anche colpa nostra, quando si parla di queste cose il ciclista medio cade dalle nuvole, non c’è spirito di gruppo, di più, non c’è consapevolezza... è ora di svegliarsi!

Il Corridoio Verde Adriatico... morto in culla
Ho deciso di fare una piccola ricerca allo scopo di capire come mai il Corridoio Verde Adriatico, una ciclabile di livello nazionale sbandierata da enti, associazioni ed organi di stampa, in realtà non esista, almeno in Puglia. Dopo lungo scartabellare di siti istituzionali e criptico materiale informativo sono riuscito a capire che, in Puglia, l’itinerario si connette alla rete ciclabile a finanziamento europeo come da progetto Cy.ro.n.med. che coinvolge Italia, Malta, Cipro e Grecia. Vi invito a consultare il sito, di cui ho inserito il link, ed a rimanere anche voi agghiacciati dal vuoto atomico che lo caratterizza. Nessuna mappa dettagliata, nessuna foto, nessun riferimento a date, luoghi, nomi. Insomma il nulla fatto sito. Dopo tutto una ciclabile è una roba pratica: permessi, pavimentazione, dissuasori, segnaletica. Niente di più. Invece pare che tutto si fermi al progetto, un progetto lato, generico, delirante, con quell’effetto vedo non vedo tipico dei venditori di fuffa, che poi è quello che serve per avere gli stanziamenti europei. Per il resto? Nisba! Per imbastire un percorso scorrevole per attraversare la Puglia da nord a sud ci ho messo dieci minuti. Molto più dettagliato, e ci voleva poco, di quello che troverete nel sito della Cy.ro.n.med. e senza chiedere finanziamenti all’Europa! Sono davvero, come li chiamano, investimenti per la valorizzazione dei territori, della sicurezza e del turismo? No! Fiumi di denaro pubblico in tasca a quattro cialtroni che non hanno mai pedalato nemmeno da piccoli.

http://bikeride.it/cicloturismo/territorio.php?id=8479


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La ciclopista del sole
28/12/2014 22:17:11
Commento di GIORGIO T.
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Vedo che sei molto informato, lo vorrei anch’io per dibattere l’argomento e condividere la tua idea. dove trovi le notizie? grazie GiorgioT.



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Nebrodi
23/03/2013 16:33:25
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Tour dei laghi
Dislivello: mt. 685
Lunghezza: km. 60
Tempo: h. 4/5

Periodo consigliato
Da MARZO ad OTTOBRE

Caratteristiche
Itinerario di grande intensità panoramica, con qualche tratto di pista che richiede un minimo di spunto tecnico. Il percorso si snoda al 90% su
sterrato il 10% su strada asfaltata. Non è necessario avere grandi scorte idriche, poiché ci si può rifornire a Floresta e a Maniace presso il Castello Nelson.

Riferimenti Altimetrici
Randazzo mt. 756
Poggio Rotondo mt. 1250
Fiume Alcantara mt. 1000
Foresta mt. 1275
Lago Pisciotto mt. 1250
Lago Tre Arie mt. 1435
Castello Nelson mt. 700

Punto d’appoggio
Ai Tre Parchi bed and breakfast and bike
Telefono 095 799 16 31
Matteo 329 89 70 901
web: www.aitreparchibb.it
mail: info@aitreparchibb.it

Il Parco dei Nebrodi
E’ uno dei più bei parchi della Sicilia orientale, tra laghi, sorgenti di fiumi, antichi ruderi, boschi, animali selvatici ed animali allo stato brado. Alla scoperta di luoghi incantati, tra natura e cultura, in mezzo a paesaggi naturali ed incontaminati, preservati dall’ente Parco dei Nebrodi.

Il percorso
Si parte da Randazzo, bellissima città medievale della Sicilia orientale. Quasi subito si entra a contatto con la natura, perché dopo poche centinaia di metri ci si addentra nella riserva naturale del parco dei Nebrodi. Qui, si va subito in salita dove, volgendo lo sguardo sinistra, si scorge il letto del fiume Alcantara, mentre dietro le spalle si vede nella sua maestosità l’onnipresente vulcano, l’Etna.
Si continua sempre in salita fino a circa quota 1250 in prossimità di Monte Rotondo, da questo punto si comincia ad entrare nei fitti boschi dei Nebrodi, dopo un chilometro circa da Monte Rotondo, buttandosi in picchiata, fino a contrada San Giacomo. Da qui, la strada procede in prossimità del camminamento dell’Alcantara, costeggiando la riva del fiume.
Dopo aver attraversato il fiume attraverso un ponticello, si va a destra in direzione Floresta. A questo punto la presenza di un accompagnatore esperto dei luoghi, è importante, poiché si può arrivare fino a trovare il punto esatto della nascita del fiume Alcantara e pure gli affascinanti resti dell’antico monastero di San Giacomo, nonché le omonime sorgenti.
Continuando oltre, si arriverà a Floresta , comune più alto della Sicilia, dove si potrà fare una prima sosta per degustare i prodotti tipici locali, a base di provole, ricotta infornata, salame di suino nero dei Nebrodi, pane casereccio e vino rosso.
Dopo il gradevole ristoro, da Floresta si andrà in direzione Tortorici e dopo un paio di chilometri, svoltando a sinistra, si andrà a rientrare nelle piste sterrate del parco e quindi, al primo lago del nostro itinerario il lago Pisciotto, ricco di fauna selvatica ed acquatica di vario genere. Dal lago sarà possibile arrivare al punto di nascita di un altro importante fiume siciliano, il Simeto e dalle sorgenti del Simeto, si va in direzione del Lago Tre Arie, bellissimo invaso naturale meta invernale di tante specie di uccelli migratori. All’indicazione Case San Paolo si svolta a destra, fino al grazioso laghetto Poco distante del lago Tre Arie, passa la dorsale dei Nebrodi e tramite questa si arriva facilmente al lago Cartolari, dove con un po’ di fortuna si potrà ammirare qualche bellissimo esemplare di aquila reale, di gatto selvatico e sicuramente gli splendidi cavalli neri SanFratellani. Dal lago Cartolari si va in discesa verso valle e il paesaggio si fa bellissimo. E’ un insieme di querce, abeti, pini, pioppi, aceri e peri selvatici.
San Paolo e poi alle Case San Paolo, di proprietà della forestale. Da qui si ricomincia ad ammirare l’Etna, con tutto attorno i suoi piccoli monti (di origine vulcanica) , i monti Spagnoli, Maletto ed il monte Egitto. Dopo il guado di diversi ruscelletti e rigagnoli d’acqua, si arriva al torrente Della Saracena (un affluente del Simeto), al rifugio Chiusitta ed all’area attrezzata di Margio Salice, nel demanio delle Caronie. Continuando a scendere, sulla destra, si vedrà la Segheria, un grosso deposito legnami di proprietà demaniale. Finita la discesa, si entra nell’abitato di Maniace ed al primo bivio si svolta a destra, prendendo la strada che porta alla Ducea di Nelson (antico monastero, donato da Ferdinando I di Borbone, nel 1799, all’Ammiraglio Horatio Nelson, il quale gli aveva salvato la vita ed il trono). Qui è d’obbligo un visita al castello. Uscendo dalla Ducea di Nelson si va fino al alla ss120 e si gira a sinistra in direzione Randazzo, da qui rimangono gli ultimi 15 chilometri da fare, tutti su asfalto.

http://bikeride.it/cicloturismo/territorio.php?id=9004


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Vulcano Etna
23/03/2013 16:17:20
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Tour delle Grotte
Dislivello: mt. 1100
Lunghezza: km. 50
Tempo: h. 4/5

Periodo consigliato
Da MARZO ad NOVEMBRE

Caratteristiche
Itinerario di grande intensità panoramica, con qualche tratto di pista che richiede un minimo di spunto tecnico e qualche tratto da fare a piedi.
Il percorso si snoda per il 70% su sterrato ed il 30% su strada asfaltata (ciclabilità 95%).
Si raccomanda di portare appresso sufficienti scorte idriche, causa mancanza di sorgive d’acqua potabile.

Punto d’appoggio
Ai Tre Parchi bed and breakfast and bike
Telefono 095 799 16 31
Matteo 329 89 70 901
web: www.aitreparchibb.it
mail: info@aitreparchibb.it

Il Parco dell’Etna
Un affascinante riserva, sul vulcano attivo più alto d’Europa, tra gli ambienti lunari creati dalle colate laviche, dentro gli affascinanti ingrottamenti lavici e popolato dai magnifici boschi dentro un ecosistema unico, naturale, vario e meraviglioso.

Il percorso
Si parte da Randazzo, bellissima città medievale della Sicilia orientale, la direzione da prendere quella che porta alla strada provinciale Bocca D’Orzo, dopo circa due chilometri, si svolta a destra e si procederà in salita sino al bivio di Quota Mille (incrocio della Panoramica Dell’Etna Nord). Subito dopo questo incrocio, si svolta a destra entrando nel territorio della zona A del Parco dell’Etna. La strada va sempre in salita e dopo circa 4 km si svolterà a destra per il rifugio delle Case Pirao (1050 mslm). Il panorama comincia a farsi interessante, infatti, si spazia, dalla vista dei monti Nebrodi sino alla bellissima Valle dell’Alcantara, con tutti i suoi paesini arroccati sulle sporgenze dei monti circostanti. Dal rifugio delle Case Pirao si continua a salire per andare in direzione della faggeta di Monte Spagnolo (1400 mslm). Nelle vicinanze si trova la prima grotta del nostro Tour, la Grotta delle Palombelle. Questa, veniva usata nei tempi antichi come rifugio alle intemperie, da pastori, carbonai e da tutti coloro che per motivi vari si trovavano a percorrere quei sentieri. L’esatta posizione di questa grotta non è facile da individuare, perciò è consigliata la presenza di una guida esperta del luogo.
Dopo la visita alla grotta delle Palombelle, si va in direzione del percorso che attraversa la colata lavica del 1981. Il sentiero in questo tratto del percorso è tracciato, sulle colate laviche dell’eruzione vulcanica avvenuta nel 1981. Questo tratto è particolarmente impegnativo, perché è sassoso e molto sabbioso, le fatiche e gli inconvenienti creati dalla scomodità di questo tratto, sono ricompensate dall’affascinante spettacolarità dell’ambiente circostante, data dall’aspetto lunare dei luoghi e dalle piccole bocche eruttive (a bottoniera) ancora fumanti. Uscendo dal percorso lavico si va a destra, inserendosi sulla Pista Altomontana, in direzione del Monte Santa Maria (1600 mslm). Presso il Monte Santa Maria si trova il rifugio omonimo, qui si può fare una prima per riprendersi delle fatiche sostenute.
Riprendendo il percorso sulla Pista Altomontani si giungerà al Passo Dammusi, dove si ammirerà lo spettacolare panorama offerto dalle antiche colate laviche del 1614. Superato il Passo Dammusi, si arriva all’incrocio del Bivio Timpa Rossa (1750 mslm), da qui, si svolterà a destra proseguendo a piedi e con le bici in spalla, camminando sulle Sciare delle colate laviche per qualche centinaio di metri, sino a trovare l’ingresso della affascinante Grotta dei Lamponi. Lasciate in questo punto le bici, la visita interna della grotta è d’obbligo, poiché è possibile percorrere tutto l’interno dell’ingrottamento lavico, sino a sbucare, dopo qualche centinaio di metri, nel tunnel di uscita. Dopo la Grotta dei Lamponi si va a scendere in direzione Rifugi Brunek e Ragabo, verso la grotta delle Femmine e alla più grande e nota Grotta delle Palombe. Dopo aver visitato la grotta delle Palombe ed il rifugio omonimo, si riprende il tracciato che sino ai Rifugi Brunek e Ragabo. La seconda sosta si potrà qui, dove ci si potrà rifare scorta di acqua o prendere un caffè, in uno dei bar dei due rifugi.
Accanto al rifugio Ragabo si può ammirare il panorama suggestivo e spettacolare dato dalla visione imponente della parte sommitale dell’Etna. Effettuata la sosta si riprende il Tour, scendendo per la Mareneve di Linguaglossa fino all’incrocio di Sciaramanica, dove si girerà a sinistra. Da qui, dopo un di paio di chilometri di salita, si arriva in quota e la parte finale dell’itinerario diventa molto agevole. Il percorso, dai rifugi Ragabo e Brunek in poi, sarà tutto asfaltato fino al rientro a Randazzo. Questi tratti del percorso sono affascinanti, poiché da parecchi punti, si può notare nel panorama delle valli sottostanti, il contrasto cromatici ed i vari cambiamenti morfologici creati dall’avanzare delle varie e tante colate laviche che l’Etna ha emesso nel corso degli anni.

http://bikeride.it/cicloturismo/territorio.php?id=9003


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Promontorio del Gargano
23/03/2013 16:05:52
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Foresta Umbra in MTB
Dislivello: mt. 680
Lunghezza: km. 35,5
Difficoltà: media
Tempo: h. 3

Caratteristiche
Percorso segnato su piste forestali e larghi sentieri percorribili in ogni stagione.

Carte
IGM 1:50.000 n. 383 Sannicandro Garganico e n. 384 Vico del Gargano, reperibili in loco.

Riferimenti Altimetrici
Caserma di Caritate mt. 272
Caserma Sfilzi mt. 660
Stazione Forestale mt. 814
Torre Palermo mt. 809
Ginestra Superiore mt. 687
Ginestra Inferiore mt. 427
Caserma di Caritate mt. 272

La Foresta Umbra
Può essere considerata il cuore del Parco Nazionale del Gargano visto che qui sono stati compiuti i primi esperimenti protezionistici dal Corpo Forestale dello Stato (ex ASFD) a partire dal 1886. Accanto alle finalità protettive il Corpo Forestale ha voluto potenziare anche le finalità ricreative e, molto importanti, quelle educative e didattiche organizzando e tenendo in particolare considerazione le visite studentesche. E’ stata però anche predisposta una rete di sentieri per tutti che attraversano l’area forestale. Ed infatti l’itinerario proposto sfrutta ben quattro di questi percorsi riunendoli a creare un anello che offra uno spaccato completo del grande complesso forestale.

Il percorso
Partendo in auto da Vieste, importante centro turistico del Gargano, ci si dirige verso Peschici percorrendo la statale n. 89. Dopo circa 9 km si svolta a sinistra in direzione Foresta Umbra. Pochi chilometri sono sufficienti per arrivare al punto dove, a sinistra, un cartello indica il sentiero per Ginestra, parcheggiare l’auto. Una volta in bici si trascurano le indicazioni per Ginestra e si percorrono alcune decine di metri di asfalto arrivando alla strada sterrata che, a destra, sale alla Caserma di Caritate. Sfiorata la caserma si sale nel bosco e subito si arriva ad un bivio. Si va a destra, sulla via più evidente, e si continua sempre sull’ampia e fresca pista forestale che, con alcuni faticosi tornanti, prende quota giungendo alla Fontana Sfilzi. Quindi, risalendo la strada fra enormi esemplari di faggio, si arriva alla strada asfaltata principale, a poche centinaia di metri dalla Caserma Sfilzi. Sull’asfalto si va a sinistra, percorrendo un primo tratto in salita e poi pedalando in piano fino a giungere al centro visite della Foresta Umbra. All’incrocio si va a sinistra e dopo 1,3 km si lascia la strada per prendere la via a destra con indicazioni per Torre Palermo. La stradina, asfaltata, va seguita per circa 5,2 km, fino arrivare nei pressi di Torre Palermo. Lungo questo tratto vanno trascurati sentieri segnalati e piste sterrate laterali imboccando a sinistra, poco prima di Torre Palermo, il sentiero n. 6 per Ginestra. La strada sterrata scende subito nel bosco e perde quota dolcemente fino ad un importante bivio.
Andando a destra si raggiunge la Caserma Ginestra Superiore, collocata su un dosso panoramico.
Andando a sinistra si continua invece a scendere arrivando subito alla Piscina della Ginestra.
Da qui la strada sterrata diviene sentiero che si fa largo nell’intrico della vegetazione mentre i segnavia gialli si fanno meno frequenti. Bisogna comunque seguire sempre il tracciato principale fino a che, 10 minuti dopo la Piscina, si arriva ad un bivio. Lasciando la traccia principale si va a sinistra e così facendo si scende nel bosco arrivando alla Caserma Ginestra Inferiore.
Da qui non esistono più problemi di orientamento visto che alla Caserma arriva una bella pista sterrata tutta in discesa che taglia il bosco e, nel suo tratto finale, attraversa una bellissima cerreta ad alto fusto. La lunga e tranquilla strada sterrata termina laddove si era lasciata l’auto.

http://bikeride.it/cicloturismo/territorio.php?id=9002


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Calcolatore delle ore di luce
22/03/2013 23:44:12
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Le ore di illuminazione solare sono sicuramente una delle variabili principali nella pianificazione di un viaggio, soprattutto se effettuato a latitudini diverse dalle proprie.
Segue glossario e calcolatore universale preciso al minuto:

(1) G.T.M. è l’acronimo di Greenwich Mean Time. L’ora legale inizia l’ultima domenica di marzo e termina l’ultima domenica di ottobre. Non ho voluto automatizzarne il calcolo in quanto non tutti i paesi esteri adottano questo sistema.

(2) Il giorno solare (precisamente indicato da una meridiana) differisce da quello convenzionale di 24 ore (quello degli orologi) di un valore che va da +16 minuti e 33 secondi (tra il 31 ottobre ed il 1 novembre) e -14 minuti e 6 secondi (tra l’11 e il 12 febbraio).
Questo scostamento è chiamato equazione del tempo ed è la conseguenza della combinazione fra inclinazione ed eccentricità dell’orbita terrestre. L’anno (il tempo che la terra impiega a fare un giro intorno al sole) dura circa 365 giorni e 6 ore: è per questo che ogni 4 anni si compensa la differenza con il 29 febbraio (il giorno in più dell’anno bisestile). Cerchiamo di essere più precisi.
L’anno solare dura 365 giorni 5 ore 48 minuti e 46 secondi e questo complica il meccanismo dell’anno bisestile.
Regola: un anno è bisestile se il suo numero è divisibile per 4 ad eccezione degli anni divisibili per 100 che sono bisestili solo se divisibili per 400.
Esemplificazione: sono bisestili tutti gli anni la cui numerazione termina con le due cifre 04, 08, 12... fino a 96. Gli anni che terminano con 00 sono bisestili solo se l’anno è divisibile per 400, cioè il 1600, il 2000, il 2400 eccetera. Questo meccanismo fa si che il nostro calendario (gregoriano) sia quasi preciso (26 secondi in eccesso ogni anno).

(3) La declinazione del Sole è l’angolo misurato dal centro della sfera terrestre, fra il piano dell’equatore ed il Sole. Il valore, positivo in estate e negativo in inverno, varia fra +23° 26’ e -23° 26’ ed è il più importante fra i fattori che generano l’avvicendarsi delle stagioni.

http://bikeride.it/cicloturismo/territorio.php?id=8987


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Calcolatore delle ore di luce

Coordinate di default: Adelfia (BA)
Latitudine : :
Longitudine : :

Giorno Mese
Fuso orario (GMT) (1) (per l’Italia: 1 se ora solare, 2 se ora legale)



Il sole sorge alle
Il sole tramonta alle
Totale ore di piena luce
Equazione del tempo (2) minuti
Declinazione del sole (3) gradi

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Il vento, croce e delizia per noi ciclisti
22/03/2013 23:34:26
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I venti
Per il cicloturista i venti costituiscono una variabile meteo fondamentale. La rosa dei venti, che ne è la rappresentazione grafica, può sembrare illogica ed ostica da memorizzare, non è così. Nel bacino mediterraneo, infatti, per convenzione la rosa deve essere centrata sull’isola di Zante (la Zacinto del Foscolo per intenderci), sita vicino alla costa greca che si affaccia sul Mar Jonio. Proviamo a ricollocare la rosa dei venti per ristabilire l’ordine delle cose:
Nord-Ovest - da Roma caput mundi proviene il Maestrale maestro dei venti;
Nord - dalle catene montuose europee arriva la Tramontana;
Nord-Est - dalla Grecia proviene il Grecale;
Sud-Est - dalla Siria proviene lo Scirocco;
Sud-Ovest - dalla Libia proviene il Libeccio.
Improvvisamente la rosa dei venti è diventata leggibile e facilmente memorizzabile, vero?

Proviamo ad individuare le caratteristiche più importanti dei nostri compagni di viaggio:

Tramontana
E’ il vento del nord che proviene dalle regioni polari, e’ freddo e umido in Germania mentre e’ freddissimo e secco nelle regioni italiane. E’ un vento che spira a raffiche; di solito porta tempo asciutto, cielo sereno e visibilita’ ottima. Assume nomi vari (Aquilone, Buriana, etc.) secondo le regioni di provenienza e delle leggere variazioni di direzione. Il piu’ noto e’ la Bora che soffia da ENE, specie nei mesi invernali sul golfo di Trieste e sul Quarnaro, e la cui azione e’ pero’ sentita su tutto l’Adriatico.

Grecale (o Greco)
Vento da Nord-Est con leggere variazioni di provenienza; e’ un tipico vento invernale; e’ freddo e asciutto e deve il suo nome al fatto che gli antichi navigatori del Mediterraneo centrale ritenevano che provenisse dalla Grecia.Porta tempo buono e cielo sereno. Come la tramontana anche il grecale spira a raffiche.

Levante
Vento fresco che spira da est, di debole intensita’; nel Tirreno di solito preannuncia l’arrivo delle perturbazioni da Scirocco. E’ un tipico vento invernale che nel Mediterraneo e’ accompagnato da pioggia e tempesta.

Scirocco
E’ il vento di sud-est, proviene dal deserto del Sahara e in origine e’ secco e infuocato; attraversando il Mediterraneo, pero’, si carica d’umidità e nelle regioni settentrionali italiane spira come un vento caldo umido apportatore di piogge e nebbie. Porta di solito tempo nuvoloso al nord, mare mosso, visibilita’ scarsa e puo’ durare molto a lungo.

Ostro o Mezzogiorno o Austro
Vento meridionale d’effetto debolissimo. La sua azione e’ scarsamente sentita nei mari italiani. E’ apportatore di piogge e tempeste; deriva il suo nome da auster che era il nome latino del vento che gli stessi romani chiamavano anche nothus.

Libeccio (o Garbin)
E’ il vento di sud-ovest che i Romani chiamavano africo o ponente iemale; spira dalla Libia e venne cosi’ chiamato all’epoca delle Repubbliche marinare. E’ generalmente vento di tempesta. Vento di caratteristiche particolari perche’, pur essendo un vento di mare, ha poche caratteristiche di tali venti. Generalmente nasce molto velocemente, sviluppandosi fino a raggiungere una potenza eccezionale, per poi calmarsi con la stessa rapidita’ con cui e’ nato. E’ il vento che segue le perturbazioni per cui cessato il suo effetto, di solito si ha un innalzamento della pressione con conseguente arrivo di tempo buono e cielo sereno.

Ponente (o Espero)
E’ il vento che, come dice il nome, spira da Ovest; e’ un vento tipico che spira nel periodo estivo sulle coste laziali ed e’ originato dal diverso riscaldamento della terra e del mare. Esso penetra nella terraferma fino a Roma determinando una gradevole frescura; a Roma viene chiamato ponentino. Gli antichi Romani lo chiamavano favonio o zefiro. Vento estivo, fresco e pomeridiano, la sua influenza e’ sentita sul Tirreno e sull’Adriatico centro-meridionale.

Maestrale (o Maestro)
E’ il vento di nord-ovest che i Romani chiamavano chorus o circius; insieme al Libeccio e’ tipico del Mediterraneo centrale, spira ad una velocita’ che puo’ superare i 120 km orari; e’ asciutto ed e’ un vento di burrasca soprattutto sulla Sardegna e sulla Corsica. E’ il vento piu’ impetuoso e annuncia l’inverno. E’ un vento di caratteristiche simili alla tramontana, solo di forza piu’ elevata, da cui il nome maestro dei venti. Porta tempo freddo, asciutto e sereno. Interessa durante i mesi invernali, principalmente l’alto Tirreno ed il mar Ligure, giungendovi dalle vallate del Rodano e golfo del Leone.

http://bikeride.it/cicloturismo/territorio.php?id=8986


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Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare" (Seneca)
22/03/2013 23:14:28
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Un viaggio in bicicletta comincia sulla carta: pianificate il percorso, le soste ed i tempi annotando tutto sul diario di bordo. L’individuazione del percorso è una fase importante del viaggio che preferisco non demandare ad altri. Internet offre strumenti eccellenti per la pianificazione dei percorsi.
Di solito individuo le tappe su Via Michelin utilizzando il calcolo dell’itinerario con l’opzione bici, a mio parere molto più funzionale di quella offerta da Google Maps.
Poi verifico le singole tappe su
Google Maps che in modalità satellite permette di individuare visivamente luoghi di interesse, eventuali insidie ed altre informazioni utili.
Infine, visualizzo l’altimetria su Bike Route Toaster, basta tracciare il percorso sulla mappa per individuare dislivelli e scollinamenti, ed è possibile esportare i dati in un file per gps o google earth. Per chi lo trovasse ostico c’è il più semplice Browser Game Labs.
Una volta partiti annotate le condizioni climatiche, i dati del ciclo-computer, i fatti salienti, i recapiti delle persone che avete conosciuto, i nomi dei monumenti e delle piazze che avete ammirato, quello che avete mangiato e bevuto, i modi di dire e le leggende del luogo, gli stati d’animo, eventuali disagi o malattie, le ore di sonno.
Non trascurate il corredo fotografico o non vi resterà che pentirvene e, quando potete, speditevi una cartolina, sarà piacevole trovarla rientrando a casa.
Ogni traccia delle vostre imprese ciclistiche si rivelerà nel tempo un documento prezioso. A fondo pagina il calcolatore/convertitore di velocità media.

Sono sbalordito dalla gente che vuole conoscere l’universo, quando è già abbastanza difficile non perdersi nel quartiere cinese (Woody Allen)
Se preferite utilizzare il GPS buon per voi, io trovo che rubi un po’ di sana avventura al viaggio e, comunque, quando vi ritroverete con le pile scariche un minimo di orienting vi servirà. Etimologicamente la parola orientamento deriva, come è semplice dedurre, dal termine oriente, gli antichi romani avevano come riferimento l’est e non il nord. Infatti, non conoscendo la bussola (che individua il nord) si riferivano al levar del sole (che sorge ad est). Una cartina dettagliata (non conta la scala ma il numero e la precisione dei punti di riferimento), una buona bussola e una certa pianificazione del percorso sono i presupposti migliori per intraprendere un viaggio tranquillo e senza troppe fermate (chiedere informazioni, soprattutto in posti dove non si parla la propria lingua, non è semplicissimo).

Ma se la bussola non c’è?
Per trovare i punti cardinali senza bussola, il modo più semplice consiste nell’osservare il movimento del sole durante la giornata. Il sole nasce a est e tramonta a ovest: a mezzogiorno indica orientativamente il sud (alle 13 durante l’ora legale, cioè in primavera ed estate).

E durante il resto della giornata?
Datevi un’occhiata in giro e se trovate del muschio sappiate che cresce solo su superfici esposte a nord.

E se non c’è il muschio?
Basta avere un orologio analogico e procedere come segue: si divida per 2 l’ora che si ha al momento della misurazione e si individui sul quadrante dell’orologio il raggio che passa per questa ora dimezzata (ad esempio, se l’orologio segna le 10h10m si prenda il raggio delle 5h5m, oppure, se segna le 17h si prenda quello delle 7h30m, oppure, se segna le 13h10m quello che sulla scala delle ore rappresenta le 6h35m). Poi, tenendo il quadrante orizzontale, lo si ruoti sino a che l’ora dimezzata precedentemente calcolata punti in direzione del sole, o meglio, verso il punto dell’orizzonte in cui si proietta verticalmente il sole. In questa posizione, l’ora 12 del quadrante indica il punto cardinale NORD approssimativo. Per ulteriori chiarimenti riferirsi alla figura esemplificativa sottostante.
Infine, per evitare errori grossolani, sarà bene ricordare che in primavera e in estate, quando e’ in vigore l’ora legale, il NORD è indicato dalle ore 11.

E se il sole è tramontato?
Per orientarsi di notte occorre individuare la stella Polare che è l’ultima del timone della costellazione del Carro Minore, non è molto luminosa ma si trova abbastanza facilmente perché le stelle che la circondano lo sono ancora meno. Se tuttavia non dovessi riconoscerla (e le prime volte è un po’ difficile) può aiutarti la luminosissima costellazione del Carro Maggiore, come mostrato nella foto.

http://bikeride.it/cicloturismo/territorio.php?id=8985


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Calcolatore e convertitore di velocità media

Tempo HH: MM: SS:

Distanza



Velocità media in km/h

Velocità in miglia orarie

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Previsioni Meteo
22/01/2013 23:59:55
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E la ferrovia divenne ciclabile
02/03/2012 16:47:47
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Molte tratte abbandonate sono state riconvertite in piste ciclabili, per la gioia di ambientalisti e turisti slow. Altre sono veri musei open, da scoprire. Magari il 4 marzo, nella Giornata dei treni dimenticati.
In bici sulle strade dei treni. Succederà domenica in occasione della quinta giornata nazionale delle ferrovie dimenticate promossa da Co.Mo.Do, la Confederazione della mobilità dolce che raccoglie al suo interno una articolata rete di gruppi e associazioni. Quasi 100 gli eventi programmati in tutta Italia in questo week end, tra passeggiate, mostre e visite guidate, per far riscoprire ai cittadini il fascino dello spostamento lento, utilizzando eccezionalmente il treno ripristinato solo per la manifestazione, oppure le biciclette lungo i vecchi sedimi ferroviari.

L’obiettivo della manifestazione è valorizzare questo vasto patrimonio riportandolo alla sua funzione originaria riattivando le linee, oppure trasformandolo in percorsi ciclabili, pedonali, in passeggiate equestri. Proprio come, per esempio, hanno già fatto da tempo in Spagna, dove la fondazione Vias Verdes ha dotato il paese di un sistema di 1.600 chilometri da percorrere in bicicletta o a cavallo, lontano dalle strade principali e immersi nella natura.

In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie abbandonate, la maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate - dichiara Antonio Dalla Venezia, presidente della Fiab, la Federazione italiana amici della bicicletta, che all’argomento ha dedicato uno studio Dalle rotaie alle bici, a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi - Ora bisogna impegnarsi per prevenire l’assoluto degrado e distruzione di questo tesoro, puntando al riutilizzo dell’infrastruttura e alla sua riconversione.

La prima mossa, dunque, è coinvolgere l’opinione pubblica, con un calendario ricchissimo di eventi, tra passeggiate, mostre fotografiche e presentazione di libri. Si va dalla valle del Tanaro in Piemonte, ai tesori d’arte in valle Olona in Lombardia, dall’ex ferrovia Framura-Levanto in Liguria al trenino Udine-S.Daniele in Fiuli Venezia Giulia. E ancora: in bici sull’ex rotaia da Massa Marittima a Follonica in Toscana, trekking da Spoleto a Norcia in Umbria, in bici sull’ex ferrovia Capranica-Civitavecchia nel Lazio, alla scoperta del marchesato crotonese sull’ex rotaia in Calabria, la ferrovia del vino in Sicilia, la linea del carbone del Sulcis in Sardegna. In Emilia Romagna e nelle Marche, per celebrare i 150 anni dell’inaugurazione della tratta Rimini - Ancona, verrà effettuato un viaggio speciale a bordo di un treno storico, al traino di una locomotiva a vapore Fs di inizio Novecento. Le città turistiche dell’Adriatico devono la loro fortuna proprio all’arrivo della ferrovia. Durante il viaggio, a bordo del treno, Paolo Merlini presenterà il suo libro L’arte del viaggiare lento. A spasso per l’Italia senz’auto, Ediciclo.

L’intero programma con gli appuntamenti è scaricabile sul sito www.ferroviedimenticate.it.

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